Buttafuoco o il tempo dell’eroismo

Ana e Artemisia_due epoche, due artiste, la scrittura di un dialogo” è un lavoro performativo sull’opera di due artiste: Ana Mendieta e Artemisia Gentileschi. Lo spettacolo mette in atto un reciproco raccontarsi. Ana Mendieta si racconta ad Artemisia Gentileschi e Artemisia Gentileschi si racconta ad Ana Mendieta. Cosa si raccontano? La propria arte attraverso una personale elaborazione della violenza e della discriminazione di genere. Lo fanno attraverso tracce di scritti e testimonianze e lo fanno, soprattutto, attraverso le loro opere. Opere entrate definitivamente nella storia dell’arte, quella che appartiene a tutti, uomini e donne. Una storia dell’arte che deve ancora essere scritta.

Impegnarsi in un lavoro simile comporta dedizione, delicatezza e attenzione. Attenzione nel non cadere nel patetico e nel vittimismo, così deleterio. Attenzione nel consegnare le due artiste alla storia dell’arte, prospettando il superamento dei limiti imposti dalle discriminazioni di genere. Attenzione verso quello che, a livello culturale, viene prodotto ed elaborato attorno a noi, in relazione all’argomento scelto.

filette-1968
Louise Bourgeois_Filette_1968

A Palazzo Braschi (Roma) è stato presentato un libro dal titolo quanto mai discutibile: “La notte tu mi fai impazzire. Gesta erotiche di Agostino Tassi, pittore” edito da Skira e scritto da Pietrangelo Buttafuoco. Come, un libro su Agostino Tassi presentato durante una mostra sulle opere di Artemisia Gentileschi?
Questa inziale domanda, dato il lavoro su Artemisia Gentileschi, mi ha spinto a forzare le mie corde emotive e il mio senso estetico, per leggere questo breve testo di Buttafuoco.

Perché tanta difficoltà? Perché tanta insofferenza già dal titolo?

bourgeois_la-nascita-2007
Louise Bourgeois_La nascita_2007

Cominciamo con una brevissima precisazione: Agostino Tassi è il pittore che ha abusato di Artemisia Gentileschi. Testimonianze del processo sono rimaste sino a noi e l’opera di Artemisia Gentileschi è stata letta anche alla luce di questo episodio biografico da storici e critici.

Partendo da questo presupposto iniziale, è quanto mai ovvia la mia perplessità nel veder presentare un libro con questo titolo all’interno di una mostra su Artemisia Gentileschi. Ma, decidendo di varcare l’iniziale diffidenza, con Jara, scegliamo di prendere il libro e di leggerlo.

Il testo è formato da un centinaio di pagine molto snelle, segnate da una scrittura che vuole essere una sorta di divertissement letterario sulla figura di Agostino Tassi, visto sotto l’unica prospettiva di uomo senza contegno davanti alle donne e al proprio bisogno sessuale. Dell’uomo-pittore, Buttafuoco, ci dice poco o niente se non brevi accenni sparsi lungo il testo e che ricordano come Tassi fosse un bravo pittore di prospettive e architetture. Ma sono accenni talmente brevi da farci concentrare comunque e solo, sulla figura dell’uomo “smargiasso” e violento. Di Artemisia si accenna qualcosa, per poi dedicare qualche pagina allo stupro prima di chiudere il testo.

Dunque, il titolo, ricalcando la nota canzone, mira a ricordare le imprese erotiche di Tassi. Erotismo però poco presente nel testo, segnato più che altro da una voracità carnascialesca. Il sottotitolo è ancora più imbarazzante: “Gesta erotiche di Agostino Tassi, pittore”. L’appellativo “gesta erotiche” riporta ad una doppia area di significati che rimandano al mondo delle imprese eroiche (delle gesta epiche) e al mondo dell’erotismo. Gesta eroiche? Erotismo? Di chi? Di Agostino Tassi, pittore.

louise_bourgeois_together_2005
Louise Bourgeois_Insieme_2005

Dal mio punto di vista Buttafuoco, più che fuoco, fa acqua da ogni parte. Non solo non pende corpo la figura di Tassi pittore, dato che del pittore emerge poco e niente ma avvalora tutto un contesto semantico che cerca costantemente, ai giorni nostri, di sminuire l’atto dello stupro. Perché qui non stiamo parlando solo di letteratura, stiamo parlando di vita.

Se lo stupro e la violenza possono essere letti secondo le sfumature dell’epica e dell’erotismo, abbiamo fatto un bel passo indietro rispetto a tutto quel lavoro (sociale, politico e culturale) che cerca di porre l’attenzione su quanto uno stupro è un reato e non un gesto di cui vantarsi o un gesto eroico/erotico.

Il tutto legato ad un campo, quello artistico, segnato da secoli e secoli di presenza maschile, talvolta prepotente e autoreferenziale. Qui non stiamo parlando di determinare chi, tra l’uomo e la donna, sia l’artista migliore, perché l’atto artistico è atto artistico a prescindere dai sessi. Ma stiamo entrando nel campo che interroga il contesto sociale, culturale e politico in cui l’arte è maturata ed è stata elaborata: un contesto purtroppo segnato da una cultura maschile che ha incontrovertibilmente influito sulla presenza della donna nei vari aspetti della vita sociale.

Le brevi pagine sullo stupro di Artemisia sono scritte con molta superficialità, come del resto tutto il divertissement. Cosa che poteva anche rientrare nel tono complessivo dell’opera. Senonché la figura di Artemisia neanche dopo un secondo dalla violenza, viene descritta quasi felice, con queste parole:

“Artemisia incurante del tormento in cui è perso l’uomo che l’ha appena violata rassetta la propria gonna, mette in salvo nel rovinio dello stanzone la misteriosa lacca per gli oli conservata nelle conchiglie di madreperla e va per prendere dall’armadio lini puliti e acqua dalla tinozza.
Prima di bagnarsi però, Artemisia contempla nelle proprie unghie il grume del tenerume strappato allo Smargiasso. Il sangue ha già impastato una ruvida crosta ma un pensiero le disegna un sorriso in volto. Con studiata lentezza, la ragazza, sembra far la conta fra le dita. Ride perfino e ad Agostino cui le smorfie della tortura hanno già cancellato tutti i piaceri. Artemisia -sempre impassibile- dice: ‘Illustrissimo maestro Tassi, dovete mettermi un anello qui’ ”.

Bene, il matrimonio riparatore è presente, come del resto pratica ben utilizzata fino ai giorni nostri, ma descritto come richiesta quasi gioiosa da colei che è stata appena stuprata.

L’apoteosi del testo di Buttafuoco, secondo la mia lettura, raggiunge un altro vertice, a chiusura della storia, nelle “Dramatis personae”, dove nel profilo di una prostituta che era stata picchiata dal Tassi, tale “Lurbizia Agnesi”, Tassi viene descritto come colui che ne ha -alla fine- pietà e che, dopo averle sfigurato il viso, se ne prenderà cura fino “all’ultimo respiro di lei”. Ecco la punta patetica che mancava all’intero quadro.

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L. Bourgeois_La coppia_2001

No, Buttafuoco. Il testo fa acqua da tutte le parti, non solo per indelicatezza verso un tema, quello della violenza sulle donne, molto molto delicato oggi e che potrebbe, se affrontato e superato, cambiare il mondo. Il testo fa acqua per essere un divertissement talmente fine a se stesso da essere inconsistente.

In una intervista (http://cavevisioni.it/buttafucoo-la-destra-senza-progetto-culturale/), alla domanda: “perché un libro su un pittore del Seicento? Che cos’ha di attuale?” Buttafuoco risponde:
«Doveva essere un libro su Artemisia Gentileschi, pittrice caravaggesca adottata dal femminismo. Poi mi sono accorto che era già stata celebrata e che la storia del suo stupratore era più nuova. È una storia che illumina i traffici d’arte, religione e politica dell’epoca e che si concentrano nella figura di Cosimo Quorli, potentissimo e corrotto furiere del Papa. In confronto Mafia capitale è roba da educande».

Quindi il libro viene inizialmente pensato come opera su Artemisia Gentileschi, “adottata dal femmismo” per approdare alla “storia del suo stupratore”…“più nuova”. Non c’è che dire, ottimo stimolo alla scrittura. Purtroppo, anche sulla seconda parte della risposta, non posso essere d’accordo. Se è vero che Cosimo Quorli appare come potentissimo e furiere del Papa, nell’impresa di “illuminare i traffici d’arte, religione politica dell’epoca”, riesce più un libro come “Artemisia” di Alexandra Lapierre, che il testo di Buttafuoco.

Bourgeois
L. Bourgeois_Cella XXVI_2003

Ultima precisazione: il femminismo ‘non adotta’ ma scopre, porta alla luce, cercando di costruire una consapevolezza, utile da comprendere ancora oggi: il nostro sistema “fallofonologocentrico” ha a lungo privato le donne di diverse possibilità, dall’istruzione alla partecipazione politica, dalla limitazione del ruolo alla stereotipizzazione del genere. Per poter costruire una comunità differente, basata sul dialogo e sulla comprensione, bisogna far saltare il nostro sistema di categorie e definizioni. Questo vale anche nel campo artistico, laddove, nel mondo contemporaneo, l’apparente libertà e presenza delle donne nasconde purtroppo ancora tanto pregiudizio e ancora tanto lavoro da fare per dare equa libertà di espressione a tutti gli esseri umani.

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